Tabella: Scheda di dettaglio di Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III
Descrizione Dettaglio
Logo Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III
Direttore Francesco Mercurio
Sito web http://www.bnnonline.it 
Telefono (+39) 0817819111
Fax (+39) 081403820
eMail bn-na@beniculturali.it
bn-na.urp@beniculturali.it
Indirizzo Piazza del Plebiscito, 1 - Palazzo Reale
Città Napoli
Provincia Napoli
Regione Campania
Orario

La Biblioteca è aperta al pubblico durante tutto l'anno, tranne le domeniche e i giorni festivi con orario:
Lunedi-venerdi: ore 8.30-19.00
Sabato: ore 8.30-13.30


Per maggiori informazioni:
www.bnnonline.it/index.php?it/95/informazioni-utili&pag=4

 

Accesso

Per accedere alla Biblioteca è necessario avere sedici anni ed esibire un documento d’identità valido al Servizio di Accoglienza che provvederà a rilasciare la carta d’ingresso.
E’ consentito l’accesso ai minori di sedici anni accompagnati da un adulto
Ascensori consentono l’accesso alle sezioni della biblioteca agli utenti diversamente abili.

Servizi

Orientamento (Ufficio Accoglienza/URP)
Informazioni bibliografiche
Reference
Cataloghi cartacei e on-line
Banche dati
Lettori microfiches/microfilm
Fotoriproduzioni (Ufficio fotocopie/ Laboratorio fotografico)
Prestito locale, interbibliotecario, nazionale e internazionale
Visite guidate (informazioni e prenotazioni presso l’URP)
Concessione di diritti di riproduzione a fini editoriali e/o commerciali del materiale posseduto
Concessione d’uso degli spazi della biblioteca
Distributori automatici di caffè e bevande
Cassette munite di chiave - poste all’ingresso della Biblioteca – per il deposito obbligatorio di borse e libri personali

Storia

La fondazione della Biblioteca Nazionale di Napoli - terza biblioteca pubblica statale italiana, dopo le Nazionali Centrali di Roma e di Firenze - risale agli ultimi decenni del XVIII secolo, quando - per disposizione di Ferdinando IV di Borbone - si cominciarono a collocare nel Palazzo degli Studi (oggi Museo Archeologico) le raccolte librarie fino a quel momento conservate prima nel Palazzo Reale e successivamente nel Palazzo di Capodimonte. Tra queste la già all’epoca famosa collezione libraria farnesiana che Carlo di Borbone,  figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese, divenuto sovrano del Regno di Napoli, aveva fatto trasportare nella capitale nel 1736. Il trasferimento dei volumi nella nuova sede era stato avviato nel 1784 ma solo dopo molti anni, dedicati alla sistemazione ed alla catalogazione del ricco materiale librario, fu possibile aprire ufficialmente al pubblico la Real Biblioteca, inaugurata dal sovrano il  13 gennaio 1804.
Ai manoscritti e ai volumi a stampa dei Farnese si erano venuti ad aggiungere preziosi fondi conventuali e privati, come quelli degli agostiniani di San Giovanni a Carbonara, dei Gesuiti, del principe di Tarsia, dell’Accademia Ercolanese. Nel decennio francese ulteriori annessioni conseguiranno dalla soppressioni monastiche. All’iniziativa di Gioacchino Murat, sovrano dal 1808, vanno ascritte le acquisizioni della prestigiosa raccolta del marchese Taccone, della collezione bodoniana del marchese Rosaspina e degli incunaboli di Melchiorre Delfico.
Dal 1816, con la seconda Restaurazione, La Real Biblioteca assume la denominazione di Borbonica. Prenderà quella di Nazionale dopo l’Unità, quando ingloberà altre importanti raccolte sia in conseguenza delle leggi eversive sia per quella politica di accentramento nella Nazionale dei maggiori fondi bibliografici cittadini.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento fruisce di straordinarie acquisizioni: la raccolta musicale e teatrale donata dal conte Edoardo Lucchesi Palli; l’eccezionale corpus degli autografi di Giacomo Leopardi, attraverso il legato testamentario di Antonio Ranieri, amico napoletano del poeta di Recanati;l'Officina dei Papiri Ercolanesi, istituita da Carlo di Borbone al fine di custodire e svolgere i papiri provenienti dagli scavi di Ercolano del 1752-1754.  L'originaria sede del Palazzo degli Studi era divenuta nel frattempo inadeguata alle dimensioni ed alle necessità di una Biblioteca che tanto si era accresciuta nel tempo. Negli anni Venti, grazie alla determinazione di Benedetto Croce, se ne dispone il trasferimento nell’ala orientale di Palazzo Reale, per l’occasione donata da Vittorio Emanuele III ad Demanio dello Stato. In quella sede furono annesse alle raccolte della Nazionale quelle delle biblioteche storiche della città: la Brancacciana, la Provinciale, la San Giacomo, la Biblioteca del Museo di San Martino.
Negli stessi anni, in seguito a una clausola del trattato di Saínt-Germain ed alla Convenzione artistica di Vienna, fecero ritorno a Napoli un gruppo di  preziosissimi manoscritti sottratti, per volontà di Carlo VI, alle ricche biblioteche conventuali della città e trasferiti nel 1718 a Vienna.
Chiusa, nel 1942, per salvaguardare dai rischi connessi agli eventi bellici il prezioso patrimonio bibliografico - trasferito grazie alla indefessa attività dell’allora direttrice Guerriera Guerrieri in paesi più sicuri dell'entroterra - la Biblioteca  riapre al pubblico nel 1945.
Negli anni Novanta del trascorso secolo, la necessità di far fronte al continuo incremento delle collezioni librarie, arricchitesi ulteriormente anche di pregevoli collezioni private nonché di tutta una serie di acquisizioni finalizzate alla documentazione ed alla valorizzazione della cultura meridionale in tutti i suoi vari aspetti, la Biblioteca nazionale ha ampliato i suoi confini, andando ad occupare i locali, già della presidenza del Consiglio Regionale della Campania, prospicienti la Piazza del Plebiscito.
In costante evoluzione anche il settore moderno che dall’automazione e dall’introduzione delle nuove tecnologie ha ricevuto notevole impulso. Nel 1990 la Biblioteca ha aderito al Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) e ne coordina il polo meridionale.


 

Patrimonio
Patrimonio: 1.799.934 volumi a stampa, 8926 testate di periodici, 798 microfiches e 2703 cd-rom (Istat 2006); 19.758 manoscritti in volume e 153.606 documenti sciolti appartenenti a carteggi e archivi privati; 500 pergamene; 4.563 incunaboli e circa 50.000 cinquecentine; 6940 stampe e disegni, oltre 6.000 carte geografiche storiche e 21.600 fotografie in fondi fotografici storici; 1.838 papiri e 4.665 disegni di papiri.
Fondi

FONDO ANTICO
A partire dalla metà del Settecento, contribuirono al formarsi di quello che possiamo definire il fondo antico della Nazionale di Napoli importanti raccolte librarie, appartenute a privati e ad istituzioni religiose. Tra le prime si deve ricordare la celebre collezione farnesiana, che avviata da Alessandro Farnese, poi papa Paolo III, ed accresciuta dai suoi nipoti ed eredi, fu fatta trasferire a Napoli da Carlo di Borbone nel 1734. La farnesiana apparteneva ad appassionati studiosi ed ebbe come bibliotecario un uomo di profonda cultura come Fulvio Orsini. Non meraviglia quindi che tra i suoi volumi si ritrovino pregevoli edizioni a stampa e manoscritti preziosi solo per l’apparato decorativo, ma anche di grande interesse filologico. Tra i tanti si ricorda il Festo, utilizzato dall'Orsini per l'edizione del 1581 ed il Virgilio, splendido codice miniato appartenuto al cardinale Trivulzio e testimone unico di parte dell'Appendix.
Nello svolgersi di circa due secoli e parallelamente al dipanarsi delle vicende storiche del Regno,  costituirono un prezioso e significativo contributo della raccolte dell’Istituto le biblioteche dei Gesuiti - acquisite in seguito alla loro espulsione dal Regno nel 1767 - e quelle degli ordini religiosi soppressi a più riprese fino all'Unità d'Italia. Tra queste va ricordata almeno quella del convento agostiniano di San Giovanni a Carbonara, seguita alla caduta delle Repubblica Partenopea. Appartenuta a Girolamo Seripando, il Generale degli agostiniani che era stato legato apostolico al Concilio di Trento, e da lui donata al convento napoletano, la biblioteca conserva anche i libri dell'umanista cosentino Aulo Giano Parrasio, che ne aveva fatto erede Antonio Seripando e da lui lasciati al fratello Girolamo.
Acquisti e donazioni hanno reso poi le raccolte dalla Nazionale di Napoli, nel corso di due secoli, una delle collezioni più importanti tra quelle esistenti non solo in Italia, ma anche in Europa. Una raccolta nella quale è possibile trovare testimonianze della storia della cultura che si collocano in un arco di tempo che va dai primi secoli dopo Cristo fino ai nostri giorni.
Di grande importanza gli autografi posseduti: il codice di mano di San Tommaso d'Aquino, appartenuto al convento napoletano di San Domenico Maggiore ed i cui frammenti venivano donati al popolo come reliquie; le Antichità di Pirro Ligorio; i versi di Ariosto; la Gerusalemme conquistata di Tasso; gli scritti di Giovan Battista Vico e di Giacomo Leopardi. Ed ancora le testimonianze di Teodoro Monticelli, Domenico Cotugno, Franesco De Sanctis, Benedetto Croce fino a quelle di contemporanei come Giuseppe Ungaretti.
Nell'impossibilità di descrivere anche solo sinteticamente i fondi a stampa antichi della biblioteca, non si può tralasciare di ricordare la collezione degli incunaboli - circa cinquemila esemplari spesso di estrema rarità e in qualche caso unici, tra i quali l’Esopo stampato da Francesco del Tuppo, il bibliotecario dei re d'Aragona -  e quella delle aldine, stampate da Aldo Manuzio e dai suoi eredi tra il 1494 e il 1590. La Nazionale ne conserva alcune tra le più pregiate, ricoperte nel corso dell'Ottocento con la caratteristica legatura borbonica in pergamena con i tasselli in pelle rossa e verde.
Alla volontà di Gioacchino Murat si deve inoltre l’acquisto della  raccolta quasi completa delle edizioni di Bodoni messe dall'incisore Rosaspina, che del grande editore era stato amico.

FONDO BRANCACCIANO
si compone di manoscritti, incunaboli, volumi a stampa, raccolti a Roma dal cardinale Francesco Maria Brancaccio (m.1675). La ricchissima collezione libraria per volontà testamentaria del cardinale fu trasferita a Napoli e aperta al pubblico – prima biblioteca pubblica della città – nel 1690.

FONDO PROVINCIALE
si compone di manoscritti, volumi a stampa e di una ricchissima raccolta cartografica, appartenuti alla biblioteca dell’Ufficio Topografico - sorto nel 1780 allorché fu chiamato a Napoli Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, illustre geografo padovano, per redigere la carta topografica di tutte le province continentali del Regno delle Due Sicilie-  e a quella del Collegio Militare - fondata nel 1787, quando la Real Accademia Militare fu trasferita a Pizzofalcone nell'ex convento dei gesuiti della Nunziatella. Chiuse all’indomani dell’Unità, le biblioteche furono riunificate e riaperte al pubblico dalla Provincia nel 1872.

FONDO SAN MARTINO
si compone di manoscritti e volumi a stampa provenienti dalla  Biblioteca del Museo di San Martino, creata nel 1876, con opere scelte dalle librerie di antichi monasteri, tra questi quello dei Teatini, dall’archeologo Giuseppe Fiorelli con il proposito di offrire alla città una biblioteca storica esclusivamente napoletana.

FONDO SAN GIACOMO
si compone di opere a stampa - di carattere letterario, storico, sociale, di pubblicazioni ufficiali, di periodici ed anche di opere letterarie - provenienti dalla biblioteca serale, fondata nel 1863 e aperta al pubblico due anni dopo, con i volumi già appartenuti ai disciolti dicasteri del Regno, ai quali si aggiunsero quelli provenienti dalla Biblioteca Palatina di Napoli e dalle biblioteche di alcuni monasteri soppressi, tra i quali il monastero di Sant'Efrem Nuovo, di San Giorgio Maggiore, di Santa Maria la Nova, di Santa Brigida e di Santa Teresa

FONDO PALATINO
si compone di manoscritti, volumi a stampa, cartografie, stampe e incisioni, che ricostruiscono solo in parte la biblioteca privata dei Borbone - nella quale confluirono con la seconda Restaurazione i volumi delle biblioteche private di Gioacchino e Carolina Murat - le cui sorti furono indissolubilmente legate a quelle della dinastia borbonica

FONDO AOSTA
si compone di manoscritti, volumi a stampa, cartografie, fotografie, donati – con i mobili e gli arredi e una straordinaria raccolta di cimeli e trofei di caccia -  alla Biblioteca Nazionale di Napoli nel 1947 da Elena d'Orléans, duchessa d'Aosta. La raccolta è espressione delle correnti letterarie, politiche, culturali europee della seconda metà del XIX e della prima metà del XX secolo

BIBLIOTECA LUCCHESI PALLI
si compone di manoscritti – prevalentemente di carattere teatrale: drammi, commedie, spartiti musicali, alcuni dei quali autografi -  opere a stampa, fotografie, donati nel 1888 dal conte Febo Edoardo Lucchesi Palli dei principi di Campofranco allo Stato italiano. Il nucleo primitivo si è negli anni incrementato, mediante acquisti e doni, nelle tre direzioni di musica, cinema e teatro.

CARTE LEOPARDI
Il fondo, pervenuto alla Biblioteca nazionale di Napoli per lascito testamentario di Antonio Ranieri, raccoglie in maniera quasi esaustiva il corpus degli autografi del poeta. Oltre alla documentazione autografa della maggior parte dei Canti e delle Operette morali, il fondo conserva i manoscritti d'autore del Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815), del Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica (1818), del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani (1824), dei centoundici Pensieri (1831-1835) e, in primo luogo, le 4526 pagine dello Zibaldone (1817-1832), ora raccolte in sei volumi. Cospicue sono peraltro le testimonianze epistolari e i materiali avantestuali afferenti al laboratorio leopardiano - quali abbozzi, schede di lavoro, annotazioni bibliografiche, programmi di lettura, ecc. - che sono in grado di documentare l'estesa e complessa parabola evolutiva della scrittura leopardiana dagli anni giovanili agli ultimi esiti del periodo napoletano.

I PAPIRI ERCOLANENSI
Il fondo raccoglie i papiri – svolti e non svolti- riportati alla luce a Ercolano, tra il 1752 e il 1754, nel corso dello scavo della villa nota come 'Villa dei Papiri' oppure come 'Villa dei Pisoni'. I rotoli aperti hanno restituito testi greci a noi non pervenuti attraverso la tradizione manoscritta medievale: in primo luogo l'opera cardine di Epicuro Sulla natura, il corpus delle opere di Filodemo di Gadara, cui si deve la formazione della biblioteca ercolanese, di altri filosofi epicurei, nonché alcune opere in lingua latina di natura più varia. Affianca la raccolta originaria un eccezionale corpus di disegni realizzati durante le operazioni di svolgimento.